
Lavorando come assistente manager e autista presso il Liceo di Jujutsu di Tokyo, Kiyotaka Ijichi si era un tempo addestrato per diventare uno stregone a pieno titolo, prima di dedicarsi all’attività di supporto. Guida i giovani stregoni nelle missioni, erige barriere e coordina le operazioni sul campo dalla linea dietro le quinte.
Ijichi è alto e snello. I capelli neri, lunghi fino alle spalle, gli incorniciano il volto e sono separati da una riga al centro della fronte; sugli occhi piccoli e scuri porta abitualmente un paio di occhiali. Le sopracciglia arcuate e le guance scavate gli conferiscono un’espressione di costante stanchezza. Sul lavoro indossa l’uniforme standard del manager: completo nero, camicia e cravatta.
Stabile, lucido e riservato, Ijichi si comporta con la ferma autorità professionale richiesta dal suo ruolo. Prende il lavoro molto sul serio, supervisiona sia i manager ausiliari sia gli studenti e mantiene rapporti rispettosi con tutti i suoi collaboratori. La perdita di un alleato lo addolora sempre, e ha portato dentro di sé il rimpianto per la morte di Yuji avvenuta nel centro di detenzione; in seguito ha fatto in modo che il ragazzo non dovesse affrontare Junpei Yoshino, per non ripetere quell’errore.
I suoi anni di addestramento da stregone gli consentono di mantenere la calma anche quando le cose si fanno pericolose. Durante la sfilata dei cento demoni, quando Mimiko e Nanako, due utilizzatrici di maledizioni appena responsabili dell’omicidio di diversi manager, gli si sono messe contro, Ijichi si è rifiutato di arretrare; ha tenuto la posizione e ha persino cercato di far desistere le due dal loro proposito. Durante l’Incidente di Shibuya ha sopportato un carico gravoso, coordinando tutti i manager ausiliari e gestendo i flussi di comunicazione tra gli stregoni sul campo.
Diventa notevolmente più nervoso in presenza degli ex compagni di classe; sono Satoru Gojo e Kento Nanami a mettergli maggiormente i nervi in tensione, facendolo vivere nella costante attesa di una punizione per il più piccolo errore. Gojo lo aveva un tempo allontanato dalla strada dello stregone, definendolo senza mezzi termini inutile e minacciandolo di uno schiaffo se non avesse rinunciato; ciò spinse Ijichi a credere che Gojo lo considerasse poco. Solo col tempo comprese che Gojo stava in realtà proteggendolo, e durante lo scontro con Sukuna rischiò tutto pur di dimostrare di essere degno di quella fiducia.
Ijichi si iscrisse al Liceo di Jujutsu di Tokyo con l’intento di diventare uno stregone a pieno titolo come Gojo e Shoko, ma Gojo lo indirizzò invece verso la carriera di assistente manager. Pur non possedendo alcuna tecnica innata, sa evocare shikigami ed erigere barriere, e la sua profonda conoscenza del jujutsu lo rende una risorsa preziosa in ogni incarico, soprattutto in quelli che coinvolgono studenti. Il suo punto di forza sta nel supervisionare le missioni dei giovani stregoni, creando veli di protezione per mantenere il riserbo sui dettagli.
Dirigere simultaneamente diverse squadre di stregoni e manager è ampiamente nelle sue capacità. Quando a Shibuya le comunicazioni andarono in frantumi, comprese subito l’importanza cruciale dei manager e fece della trasmissione dei messaggi agli stregoni all’interno della città la sua priorità. Haruta Shigemo prese di mira proprio i manager come lui per questa ragione, il che sottolinea il valore di Ijichi nonostante la sua limitata abilità in combattimento. Fin dai tempi della scuola possiede solo competenze di base nella lotta: quanto basta per esorcizzare uno spirito maledetto di grado 3 qualora fosse costretto allo scontro. È esperto nell’uso di semplici barriere e della Cortina, una cupola che nasconde l’interno, trasforma il cielo al suo interno in notte e attira fuori gli spiriti maledetti; sa inoltre posizionare talismani di occultamento, come fece contro Sukuna per tenere lontana dall’occhio la Tecnica Cava: Viola di Gojo.

La trasformazione che tutti conoscono, la domanda successiva che nessuno voleva toccare. Perché abbiamo fatto un pezzo R&B morbido sul bagliore dorato di cui Dragon Ball non parla mai....

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Kiyotaka Ijichi è vivo. Durante lo scontro con Sukuna ha rischiato tutto per dimostrare di essere degno della fiducia di Gojo, e il suo stato figura tuttora come vivo.
Kiyotaka Ijichi si è iscritto al Liceo di Jujutsu di Tokyo con l’intento di diventare uno stregone a pieno titolo come Gojo e Shoko, ma Gojo lo ha indirizzato verso la strada del vice direttore definendolo senza mezzi termini inutile. Solo col tempo Ijichi ha compreso che, in realtà, Gojo lo stava proteggendo.
Kiyotaka Ijichi lavora come vice direttore e autista presso il Liceo di Jujutsu di Tokyo; un tempo si allenava per diventare uno stregone a tutti gli effetti, ma poi ha scelto di dedicarsi all’attività di supporto. Guida i giovani stregoni nelle missioni, erige barriere e coordina le operazioni sul campo dalla linea dietro le quinte.
Sebbene Kiyotaka Ijichi non possieda alcuna tecnica innata, sa evocare shikigami ed erigere barriere, e la sua profonda conoscenza del jujutsu lo rende una risorsa nelle missioni che coinvolgono gli studenti. È esperto nell’uso di semplici barriere e della Cortina, una cupola che ne nasconde l’interno attirando fuori gli spiriti maledetti, e sa posizionare talismani di occultamento.
Durante l’Incidente di Shibuya, Kiyotaka Ijichi ha sopportato un carico gravoso, mobilitando ogni vice direttore e gestendo il flusso delle comunicazioni tra gli stregoni sul campo. Con il crollo delle linee di comunicazione, ha fatto della trasmissione dei messaggi agli stregoni all’interno della città la sua priorità.
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