La Forza marittima di autodifesa giapponese è il servizio navale incaricato di mantenere aperte le rotte marittime del Giappone e di proteggerne le coste. Per una nazione dipendente dall'energia e dal cibo importati, proteggere le rotte oceaniche che la alimentano rappresenta sia un dovere sia una persistente vulnerabilità.
Il ramo navale giapponese svolge la sua missione su due direttrici, mantenere in movimento il traffico marittimo del paese e proteggere il territorio dagli attacchi provenienti dal mare. Poiché la nazione trae quasi tutto il suo carburante e il suo cibo dall'estero, qualsiasi interruzione di quelle linee di rifornimento si ripercuoterebbe dolorosamente sulla vita quotidiana interna e scuoterebbe anche l'economia globale più ampia.
Per mantenere aperte le sue rotte commerciali, la flotta deve respingere sottomarini, navi di superficie e aeromobili ostili, fondendo sorveglianza, servizio di scorta e protezione di porti e stretti in un unico sforzo. Qualora un nemico tentasse di impadronirsi di territorio, la marina mira a fermare l'avanzata in mare prima che possa raggiungere la costa. Durante la Terza Guerra Mondiale la forza marittima si unì ai rami terrestre e aereo nella difesa del Giappone, affondando navi e aerei nemici e disseminando mine sulle probabili zone di sbarco. Ciononostante, il paese non riuscì a proteggere davvero le rotte da cui dipendeva. Il suo petrolio arrivava dal Medio Oriente a bordo di petroliere che attraversavano l'Oceano Indiano, scivolavano attraverso lo Stretto di Malacca e proseguivano nel Mar Cinese Meridionale, ogni tratto esposto a problemi nel Sud-est asiatico, e quella vulnerabilità del suo commercio oceanico rimase il più profondo difetto strategico della nazione.
Nessun marinaio è menzionato individualmente; il servizio è definito invece dai suoi vincoli e dal suo equipaggiamento. L'intenso traffico costiero di pescherecci e navi mercantili riduce il tempo disponibile per l'addestramento in mare, soprattutto nelle acque poco profonde necessarie per esercitarsi nel lavoro sulle mine e nel salvataggio di sottomarini, così le esercitazioni sono collocate nei periodi di calma della pesca invernale ed estiva, per un totale di circa dieci giorni all'anno. Due navi scuola oceaniche supportano un corso annuale a lungo raggio per chi lascia la scuola per allievi ufficiali di un anno. Tra i suoi equipaggiamenti, la forza schiera le tute corazzate designate MSDF Type 303.
In Ghost in the Shell, la Japan Maritime Self Defense Force è il ramo navale responsabile di mantenere aperte le rotte marittime del Giappone e di difendere le sue coste dagli attacchi provenienti dal mare. Poiché il Giappone importa quasi tutto il suo carburante e cibo, la protezione di queste rotte di rifornimento oceaniche è considerata una missione nazionale critica.
La Japan Maritime Self Defense Force opera per respingere sottomarini, navi di superficie e aeromobili ostili combinando sorveglianza, servizio di scorta e protezione di porti e stretti. Se un nemico tentasse di invadere via mare, la JMSDF mira a fermare l'assalto sull'acqua prima che raggiunga la costa.
Durante la Terza Guerra Mondiale, la Japan Maritime Self Defense Force si è unita alle forze di terra e aeree nella difesa del paese, affondando navi e aerei nemici e posando mine nei probabili siti di sbarco.
Il petrolio del Giappone arriva dal Medio Oriente via petroliera, attraversando l'Oceano Indiano, passando per lo Stretto di Malacca e proseguendo nel Mar Cinese Meridionale, una rotta esposta a instabilità in tutto il Sud-est asiatico. La Japan Maritime Self Defense Force non può proteggere completamente questa vulnerabile catena di approvvigionamento, che rimane la più grave falla strategica della nazione.
La Japan Maritime Self Defense Force schiera tute corazzate designate MSDF Type 303. Gestisce inoltre due navi scuola oceaniche utilizzate per un corso annuale di lunga navigazione per gli allievi ufficiali.
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