
Il centoquarantesimo capitolo di Tokyo Ghoul si ritira interamente nella mente di Kaneki mentre giace distrutto davanti ad Arima. Rivivendo sua madre e la sua infanzia solitaria, affronta il proprio egoismo, fa pace con il suo io più giovane e ricorda infine la notte che lo ha reso un ghoul.
Sconfitto e sprofondando nella propria disfatta, Kaneki scivola in un ricordo della strada dove viveva da bambino con sua madre. Lei lo accoglie a casa, esausta ma ancora affaccendata, e lui la supplica di non affaticarsi così tanto con il lavoro eccessivo che da bambino non aveva mai osato mettere in discussione. Ripensandoci, vede come la sua spinta a dare tutto alle persone che amava l'abbia lentamente messa all'angolo, e confronta quel modello con le scelte che i suoi amici gli hanno offerto: vivere semplicemente, lasciarsi salvare, tornare all'Anteiku o restare dov'è. Da ciò trae una dura conclusione, che lui e sua madre erano simili nel fingere soltanto di prendersi cura degli altri mentre in realtà servivano se stessi.
Comprende finalmente perché lei si sia prodigata così tanto per sua sorella, riconducendolo alla morte di suo padre e al suo terrore di perdere chi le era caro. Decide che non era un'anima gentile, ma una codarda impaurita dalla solitudine, e ammette di essere lo stesso, di non aver mai voluto davvero proteggere tutti, ma solo se stesso. Ricordando un'infanzia trascorsa a leggere da solo nella stanza di suo padre e a giocare da solo nella sabbiera, ammette che Touka aveva ragione a definirlo un codardo egoista.
Kaneki scorge se stesso da bambino seduto nella sabbiera e si avvicina, invitando il ragazzino a tornare a casa. Prendendo la sua piccola mano per colmare i vuoti della sua memoria, vaga senza meta e chiede al bambino se amasse la loro madre. Il bambino risponde che sogna di crescere per diventare proprio come lei, qualcuno che lavorava instancabilmente per gli altri fino a notte fonda. Rendendosi conto di quanto la sua vita si sia allontanata da quella promessa una volta diventato ghoul, Kaneki scoppia in lacrime e si scusa per l'uomo che è diventato. Il suo io più giovane lo conforta e lo ringrazia per aver combattuto al posto della sua metà più debole, poi propone di riposare, ed entrambe le figure si sbriciolano in cenere.
Mentre la sua coscienza svanisce, Kaneki ricorda finalmente la notte in cui lui e Rize Kamishiro furono schiacciati nello Steel Beam Incident. Dietro lo sguardo di Rize si trovava un clown ridente che contava all'indietro a passi di sette, un significato che sa che non comprenderà mai, poiché stava già perdendo i sensi, esanime ai piedi di Arima.
Nel Capitolo 140, un Kaneki sconfitto si abbandona al ricordo della strada in cui viveva con la madre oberata di lavoro, supplicandola nella sua mente di ridurre il carico di lavoro che da bambino non aveva mai messo in discussione.
Kaneki conclude che lui e sua madre erano simili nel fingere soltanto di prendersi cura degli altri mentre in realtà servivano se stessi, facendo risalire la sua estenuante devozione verso la sorella alla morte del padre e alla sua paura di perdere chi le era caro.
Kaneki trova il suo io più giovane seduto in una sabbiera, lo invita a casa e gli chiede se amava la loro madre. Il ragazzo risponde che sogna di crescere per diventare proprio come lei, cosa che lascia Kaneki in lacrime a scusarsi per l'uomo che è diventato.
Il sé più giovane di Kaneki lo conforta e lo ringrazia per aver combattuto al suo posto e, dopo che i due suggeriscono di riposare insieme, entrambe le figure si sbriciolano riducendosi in cenere.
Mentre la sua coscienza svanisce, Kaneki ricorda finalmente la notte in cui lui e Rize Kamishiro furono schiacciati nello Steel Beam Incident, ricordando un clown ridente dietro lo sguardo di Rize che conta all'indietro a passi di sette prima di svenire ai piedi di Arima.
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Vedi su FandomQuesto contenuto è un testo originale di Daddy Jim Anime basato sull'anime, sul manga e sui materiali ufficiali di Tokyo Ghoul. Tokyo Ghoul è stato creato da Sui Ishida, pubblicato da Shueisha e animato da Studio Pierrot. Tutti i diritti su Tokyo Ghoul e sui suoi personaggi appartengono ai rispettivi titolari. I riferimenti a episodi e capitoli sono citati ove applicabile.
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